Ma quale “soteigai”
La commissione d’inchiesta incaricata dal governo giapponese di indagare sulle cause del disastro nucleare dell’11 marzo scorso a Fukushima ha pubblicato ieri il suo primo report nell’ambito di un’inchiesta conoscitiva che si concluderà a giugno. Per il team di esperti i responsabili della centrale di Fukushima Dai-ichi non sono riusciti a rispondere in modo adeguato all’emergenza. Leggi tutta la ricostruzione dell'incidente nucleare a Fukushima
16 AGO 20

La commissione d’inchiesta incaricata dal governo giapponese di indagare sulle cause del disastro nucleare dell’11 marzo scorso a Fukushima ha pubblicato ieri il suo primo report nell’ambito di un’inchiesta conoscitiva che si concluderà a giugno. Per il team di esperti i responsabili della centrale di Fukushima Dai-ichi non sono riusciti a rispondere in modo adeguato all’emergenza. La fuga dei funzionari da Fukushima subito dopo l’incidente ha interrotto le comunicazioni con gli operai e con il governo, aggravando la confusione. Di oltre 400 dipendenti della centrale interrogati, quasi nessuno era stato preparato alle misure d’emergenza di base. Inoltre, le autorità avevano sottovalutato il rischio dello tsunami, stimando l’onda più alta intorno ai sei metri (quella che colpì la centrale era alta oltre dodici metri).
Il professor Yotaro Hatamura, presidente della commissione d’inchiesta sull’incidente, in Giappone è famoso per i suoi libri sulla lezione e il senso dell’errore. Si è accanito contro la parola più frequentemente utilizzata dalla Tepco nelle relazioni ufficiali: “soteigai”, ovvero “al di là di ogni immaginazione”. Una parola che esprime l’inutilità dell’uomo nel fronteggiare un disastro naturale imprevedibile. Per Hatamura è evidente la volontà della dirigenza Tepco di scaricare le proprie responsabilità nascondendosi dietro alla calamità naturale – che in Giappone è carica di significati profondi e che c’entrano poco con le aule di giustizia. Le relazioni indipendenti fino a oggi pubblicate, però, dimostrano l’esatto contrario: le responsabilità individuali a Fukushima ci sono eccome, e le autorità giudiziarie ora lo sanno.
Il professor Yotaro Hatamura, presidente della commissione d’inchiesta sull’incidente, in Giappone è famoso per i suoi libri sulla lezione e il senso dell’errore. Si è accanito contro la parola più frequentemente utilizzata dalla Tepco nelle relazioni ufficiali: “soteigai”, ovvero “al di là di ogni immaginazione”. Una parola che esprime l’inutilità dell’uomo nel fronteggiare un disastro naturale imprevedibile. Per Hatamura è evidente la volontà della dirigenza Tepco di scaricare le proprie responsabilità nascondendosi dietro alla calamità naturale – che in Giappone è carica di significati profondi e che c’entrano poco con le aule di giustizia. Le relazioni indipendenti fino a oggi pubblicate, però, dimostrano l’esatto contrario: le responsabilità individuali a Fukushima ci sono eccome, e le autorità giudiziarie ora lo sanno.